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Il Calcio è della Gente! slogan dell'Associazione Sogno Cavese - Admin
Giovedì, 31 Ottobre 2019 15:20

L'entusiasmo dei giorni migliori...

I calciatori dello United a fine gara festeggiano la vittoria nel derby

Da qualche settimana sono ripartiti i campionati a cui partecipano le nostre squadre e, come ogni anno, ci ritroviamo indaffarati nelle nostre ore libere a seguire i nostri ragazzi, tentando di fornire la migliore organizzazione possibile, sempre nel limite delle nostre possibilità.

Quest'anno, a onor del vero, gli staff delle due squadre hanno subito notevoli miglioramenti e un ritrovato entusiasmo che ci consente di non lasciare nulla al caso: avere più persone dedicate all'attivita di campo, permette una migliore gestione della rosa a disposizione dei due allenatori, Sabato Longino ed Enrico Maria Amore. Al loro fianco, figure di qualità come il match analyst Fabio Polverino, il fisioterapista Antonio Siepi, oltre al mental coach Francesco Esposito, ci stanno fornendo quel contributo essenziale a crescere come mai fino ad ora era avvenuto.

L'aspetto che maggiormente ci soddisfa è la naturalezza e la spontaneità con cui tutto ciò stia capitando, esattamente come lo avevamo pensato anni prima, nel disegno immaginato di un Club ad immagine e somiglianza dei suoi stessi soci e sostenitori:

il principio della partecipazione nella sua forma più pura.

Basta guardare in volto ognuno di noi e capire quanta dedizione, senza nessun interesse, circola nell'ambiente United per innamorarsene in un attimo.

I risultati del campo sono una conseguenza della serenità e del clima che si respira a tutto tondo.

Questa consapevolezza di essere sulla strada giusta, ci consente anche di avere il coraggio di sperimentare con l'under 19 e gettare le basi per un ulteriore anno zero, schierando molti ragazzi decisamente più piccoli in un campionato difficoltoso come quello di Élite, il primo in Campania.

I sorrisi dei ragazzi quando festeggiano una vittoria sono la soddisfazione più grande, perché veri e senza filtri. E anche leggere la forte delusione dopo una sconfitta è un segnale di attaccamento che ci inorgoglisce.

In questo contesto, siamo felici di rivedere anche un buon entusiasmo sugli spalti, la solita atmosfera goliardica e sana che fa bene al calcio e che, a prescindere da tutto, è un'occasione di aggregazione che cementa e genera rapporti interpersonali e di vera amicizia. Vi aspettiamo sui gradoni!

Squadra a Tramonti dopo la vittoria

È una domenica mattina sferzata da un vento gelido: al Comunale ‘San Felice’ di Tramonti è di scena la gara tra l’ASD Cetara ed il Cava United. La Doce, malgrado tutto (ed il riferimento non è soltanto al meteo), segue compatta i ragazzi di Mr Longino che, orfano delle assenze dei vari Ragone, capitan Bisogno, Noviello, Amendola, Lisanti, Annarumma, Cenzino Bisogno, Sica, Lambiase e Simone Trezza schiera il seguente 11: Gigantino, Perfetto, Virno, Altobello, Senatore S.; Risi, Santoriello, Masullo, Trezza; Giordano, Libroia. Fin dalle prime battute, il Cava United sembra piuttosto in palla, malgrado un avversario ben messo in campo e che prova a costruire gioco in ripartenza. L’equilibrio del match è rotto da un’autentica prodezza di Diego ‘The mask’ Giordano che in sforbiciata mette alle spalle del portiere di casa. Da segnalare nella prima frazione di gioco anche una traversa colpita da Libroia su un cross al centro dell’ottimo Risi che, in accoppiata con Simone Senatore, fa il bello e il cattivo tempo sull’out sinistro. La seconda frazione di gioco si apre senza cambi e, dopo pochi minuti, su un cross di Senatore al centro, è Libroia che, nel tentativo di stoppare la palla, serve l’accorrente Amedeo Trezza che con freddezza insacca. Grande la soddisfazione della Doce per il ritorno al gol del gioiellino proveniente dal vivaio che, insieme a Virno, Santoriello e al subentrato Senatore Lorenzo, costituiscono la prova indiscussa della bontà del lavoro di Società e staff tecnico tanto della prima squadra, quanto della Juniores di Mr Pasquale Senatore. La terza rete è siglata in contropiede dal solito Libroia su lancio di un ispiratissimo Giordano. Sullo 0-3 il Cetara prova ad impensierire il sempre attento Gigantino che, coadiuvato da un reparto difensivo attento, può contare anche sulla presenza di un invincibile amuleto (…ipse dixit: “con Perfetto in campo non si prende gol…”). La girandola delle sostituzioni vede l’ingresso in campo anche di Stella, Coiro e Ferrara, oltre al graditissimo ritorno sul terreno di gioco di un emozionatissimo Giosuè Senatore. A chiudere le marcature è la seconda prodezza della giornata ad opera di Carmine Ferrara che, su rilancio di Gigantino, contrastato da un avversario, stoppa di petto si gira e indovina un pallonetto dalla trequarti di campo. Ottima prova da parte dei nostri ragazzi e, sebbene il nostro mantra è e continuerà ad essere ‘pensiamo partita dopo partita’, con buona pace degli autori per la leggera riformulazione, concludiamo con il richiamo al ritornello dell’evergreen citato nel titolo: “Portami la magia del momento, in un(…) [mattino] coperto di gloria mentre i ragazzi (…) sono intenti a fantasticare nel vento del cambiamento (…); portami la magia del momento, in un(…) [mattino] coperto di gloria mentre i ragazzi [da] domani condividono i loro sogni, i propri sogni, con te e me”.

Venerdì, 22 Febbraio 2019 14:48

Il centro nevralgico dell'universo

22 febbraio 2019

di maurizio paolillo

Il 12 febbraio scorso è venuto a mancare Gordon Banks. Per la maggior parte dei miei lettori la notizia significherà poco. Solo pochi appassionati, dotati di capelli bianchi e buona memoria, ricorderanno il nome di colui che fino a pochi giorni fa appariva solo un innocuo omino, ottantenne e non troppo in salute. In realtà è stato uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, Campione del Mondo con l’Inghilterra nel 1966. Come poteva capitare solo a quell’epoca, giocò sempre in squadre di livello medio, il Leicester e lo Stoke City, ma, nonostante ciò, collezionò 73 presenze nella rappresentativa dei 3 Leoni e una Coppa del Mondo, o Coppa Rimet come si chiamava allora.

Nell’immaginario collettivo, il suo nome è associato in prevalenza a un episodio avvenuto nel corso del successivo campionato mondiale, quello di Mexico ’70. L’Inghilterra campione in carica incrociò, nel girone eliminatorio, i grandi favoriti del Brasile, considerata la più grande squadra di tutti i tempi. Almeno 8 di quegli 11 erano autentici fuoriclasse, ma il più grande di tutti era O Rey, Pelé. Siamo nel primo tempo, sul risultato di 0-0; su perfetto lancio verticale del capitano Carlos Alberto, l’incontenibile Jairzinho sfugge al terzino Cooper e pennella un cross al centro per la testa di Pelè. La Perla Nera stacca in maniera prepotente e indirizza con forza e precisione verso il secondo palo. Prima di posare i piedi a terra già prorompe in una gioia incontenibile per il gol oramai certo. Ma il grido gli si strozza in gola quando si accorge che l’ineffabile Banks, che era appostato dalla parte opposta a coprire il suo palo, con un imprevedibile balzo da pantera, caccia fuori il pallone dalla porta deviandolo oltre la traversa, tra lo stupore di compagni, avversari, pubblico e commentatori vari. Sarà ricordata semplicemente come: la parata del secolo

Il suo momento di massima gloria resta indubbiamente il Mondiale del ’66. Quella edizione sarà ricordata come una delle meno spettacolari, con più tatticismo e minor numero di gol della storia. Però a vincerlo fu una grande squadra, con molti ottimi calciatori, un attaccante implacabile, Geoffrey Hurst, tirato fuori dal cilindro un attimo prima dell’esordio, e almeno 3 fuoriclasse: il difensore centrale e capitano Bobby Moore, con una dotazione di fosforo e classe difficilmente eguagliabili; il grandeBobby Charlton, attaccante moderno, dotato di classe e potenza, pallone d’oro in quello stesso ’66; infine il nostro Gordon Banks, il re del piazzamento, portiere sempre essenziale, raramente plateale, straordinariamente efficace.

A ben vedere, però, quel Mondiale non fu vinto dall’Inghilterra squadra di calcio, bensì dall’Inghilterra nazione. Il 30 luglio 1966, giorno della finale di Wembley, Londra non era solo la capitale del pallone, era la capitale del mondo!

Eravamo nel pieno dei favolosi anni sessanta e tutto stava accadendo nella grande isola a nord della Manica. I Beatles non erano un fenomeno musicale e di costume in sé; sono stati la punta di diamante di un movimento di portata planetaria noto come british invasion, forse il primo fenomeno di globalizzazione culturale dell’era moderna. C’erano allora una miriade di gruppi che dominavano il mercato musicale: c’erano i Rolling Stones, che contendevano lo scettro reale ai 4 di Liverpool; ma c’erano anche gli Who, i Led Zeppelin, i Kinks, gli Yardbirds, i Cream, i Traffic, David Bowie, Eric Clapton, Rod Stewart, ma anche i Pink Floyd, i Genesis, i Jethro Tull, i King Crimson e mille e mille altri. Tutti sudditi di Sua Maestà Elisabetta II. È stato l’unico momento del XX secolo in cui la Gran Bretagna ha colonizzato gli USA! Persino un’icona della cultura americana come Jimi Hendrix, per metà afroamericano, per metà cherokee, o un cantore della città di New York come Lou Reed, in quegli anni, dovettero emigrare a Londra per trovare produttori, pubblico e successo.

Era l’epoca della Swinging London, l’epoca in cui tutto accadeva qui. La musica è stato solo l’aeroplano a bordo del quale ha viaggiato una filosofia che, sull’onda della contestazione giovanile, si è affermata in tutti i campi della cultura popolare.

Dalle londinesi King’s Road e Carnaby Street provenivano le tendenze più dirompenti e trasgressive della moda, a cominciare da Mary Quant, colei che impose al mondo la minigonna.

La Pop Art nasce in Gran Bretagna a partire dagli anni sessanta, sviluppandosi prima negli USA e poi in tutto il mondo occidentale.

Anche un maestro del cinema come Michelangelo Antonioni, in quel fatidico 1966, girò a Londra Blow Up, un film iconico per la cultura beat.

Nello stesso anno, Alberto Sordi, insuperato analista del costume nazionale, scrisse, diresse e interpretò Fumo di Londra, rappresentazione emblematica del piccolo borghese italiano che aspirava ad essere al passo coi tempi scimmiottando goffamente lo stile british, con esiti assolutamente grotteschi.

Insomma, negli anni 60 Piccadilly Circus era veramente l’ombelico del mondo; nel triangolo Leicester SquareCovent GardenSoho accadevano tutti gli eventi chiave della cultura pop mondiale; quotidianamente, nella metropolitana londinese si esibivano artisti di strada di qualsiasi stile o ispirazione, trasformando i tunnel dell’underground nel più grande palcoscenico per aspiranti rock star del mondo (altro che talent show…).

La Coppa Rimet non fu altro che l’occasione per accendere i riflettori dei media del pianeta sul centro di tutte i cambiamenti, le istanze, i sommovimenti che agitavano dal profondo la cultura di un’intera generazione. Una spinta che fece lievitare al punto giusto l’impasto del mondo giovanile.

Un altro esempio di come il calcio riesca, a volte, a riflettere il mondo, la società, addirittura la storia.

Giovedì, 24 Gennaio 2019 22:08

Giro di boa

Al termine del girone di andata è tempo di bilanci per la nostra realtà e in particolare per la nostra creatura il Cava United Football Club. Con la rotonda vittoria ai danni della compagine rocchese del “Guido Cuore di Rocca”, si è concluso, dicevamo, l’andata del girone G del campionato di seconda categoria. I ragazzi di mister Longino hanno sfoderato una prova maiuscola, che ci ha permesso di affermare l’ottimo stato di forma in cui versa la nostra compagine. Sono bastati tre squilli del neoacquisto Valerio Risi, che per l’occasione si è portato idealmente il pallone a casa, per battere i sempre leali ragazzi di Roccapiemonte. Una bella punizione dal limite, un inserimento in area e una conclusione al volo sull’ottimo cross dell’altra “new entry” Giordano, hanno permesso al trequartista cavese di mostrare tutto il suo enorme potenziale. La vittoria, complici alcuni risultati favorevoli, ci permette di rientrare in zona playoff e mantenere invariata la distanza dai battistrada Baronissi, capolista, e la seconda classificata Stabia Friends. Grazie all’ottimo lavoro di tutto lo staff, negli ultimi giorni dell’anno, la nostra “creatura” si è fortemente rinforzata con alcuni innesti di categoria. Gli arrivi offensivi di Giordano e Risi e il forte difensore Alfonso Noviello, hanno alzato ulteriormente l’asticella delle potenzialità di questo gruppo. La loro elevata caratura tecnica, unita alla giusta esperienza, possono solo portare giovamento a questa squadra, che vanta già una difesa ermetica, un centrocampo poliedrico e importante e un attacco, che trova nel bomber Niko Libroia l’unico vero terminale offensivo. Sarà compito adesso del nostro instancabile mister Longino e di tutto il suo staff, tirare fuori da questi ragazzi il meglio e regalarci un nuovo anno ricco di soddisfazioni. Noi della “doce” ci crediamo e saremo sempre al vostro fianco. Anche per noi della “doce” e per tutti i ragazzi dell’associazione Sogno Cavese è tempo di bilanci. L’anno 2018 ci ha visti fortemente impegnati nelle consuete manifestazioni da noi organizzate. Inoltre, dal mese di agosto, abbiamo rilevato e gestiamo un campo di calcio a 6, il nuovo “Dream Soccer” sito in località Sant’Anna in Cava de’ Tirreni. Questa è forse, insieme alla nostra squadra, la sfida più difficile e più impegnativa che ci vede schierati ancora una volta in prima linea nel tentativo di trasmettere il nostro “messaggio”, attraverso un luogo fisico di condivisione. Questo appena trascorso, è stato un anno intenso e faticoso che si è concluso con una cena evento, dove tutti noi dell’associazione insieme ai ragazzi dell’under 19 e della prima squadra ci siamo scambiati gli auguri e abbiamo trascorso una bellissima serata. Inoltre, siamo stati presenti con nostri delegati alle varie riunioni che riguardavano il modello dell’azionariato popolare, tenutesi sul territorio nazionale. Come per la nostra piccola realtà, anche nel resto del Paese, il cambiamento e l’orientamento verso questo tipo di “governance” del nostro amato sport è un processo faticoso, lungo e pieno di ostacoli. Tuttavia, i recenti tragici fatti di cronaca legati al calcio e le decisioni figlie del “Dio denaro” dei governanti del pallone, i quali impongono di giocare le partite negli orari e nei posti più assurdi, potrebbero e dovrebbero avvicinare i tifosi senzienti ad un calcio popolare, di quartiere, di periferia, di polvere e gradoni. Un calcio sicuramente meno bello da vedere ma certamente sincero, genuino, verace.

Il Calcio della Gente.

Mercoledì, 14 Novembre 2018 20:34

E quando perdi ti amo ancor di più

Dopo cinque vittorie consecutive, tre in campionato e due in coppa, quindici gol realizzati e nessuno subito, sabato u.s. è arrivata la prima sconfitta della stagione 2018/2019: due sberle dalla capolista Polisportiva Baronissi, probabilmente in questo momento più pronta in gare dove la posta in palio è più alta.
In ogno caso l'analisi tecnica della gara persa al "Desiderio" è compito dello staff, mentre l'obiettivo di questa fanzine, scritta ricordiamolo dai sostenitori e soci del Cava United, ha il preciso dovere di rafforzare con convinzione alcuni importanti concetti. 

Vincere aiuta a vincere, ma la magia del calcio è anche nella sconfitta.
Che la vittoria sia per lo più una questione di testa non é una scoperta. La mentalità vincente è un mix magico di determinazione, autocontrollo, rabbia, serenità, motivazione, capacità di leggere le intenzioni dell’avversario e del compagno: tutti elementi in cui la testa fa la differenza.
Vincere quindi aiuta a vincere… ma la magia dello sport, nel nostro caso il calcio, è anche e soprattutto nella sconfitta. È banale sottolinearlo, ma in tutti gli sport il vincitore é uno, o una sola squadra, i partecipanti e gli sconfitti molti. Eppure alla fine di una partita, frustrati dalla sconfitta, i nostri ragazzi sono già pronti a riprendere gli allenamenti e ad attendere il momento della rivincita, sopportando impegno e rinunce per un obiettivo sportivo, un impegno che si scontra con la durezza della sconfitta, la percezione del limite e l’evidenza, in alcune gare, della superiorità di un avversario.
Da umili aspiranti educatori il nostro compito è, anche attraverso le pagine di questo foglio, trasmettere serenità ed equilibrio; in questi quattro anni di attività agonistica una cosa l'abbiamo imparata: è assolutamente difficile gestire sia la vittoria, sia la sconfitta.
Entrambe queste situazioni rischiano di produrre effetti non voluti: eccessiva presunzione la vittoria, depressione e mancanza di autostima la sconfitta.
In ambedue i casi, però, non conta tanto il verdetto finale, quanto piuttosto la gestione del verdetto stesso. Perché tutto ciò avvenga, non dimentichiamolo mai, bisogna coinvolgersi con impegno, determinazione, professionalità, passione, energia e curiosità. Nel calcio come nella vita.

Noi?
Come recita il titolo di questo articolo,  quando perdi ti amo ancor di più!
Alé United.
Sabato, 10 Novembre 2018 13:58

"Venti" folli

tutta la squadra saluta i tifosi

Domenica 4 novembre, campo sportivo comunale di San Marzano sul Sarno. Sono le 17 circa e la gara tra i locali dell'Atletico Pagani e i metelliani del Cava United è terminata da una mezz'ora o giù di lì.

Netta la vittoria per gli ospiti guidati da mister Longino; il tecnico pregiatese è soddisfatto, si coccola i suoi, dà una pacca sulla spalla a chi è stato in panchina con lui, consapevole che l'armonia di queste prime settimane è merito soprattutto di chi sta giocando meno degli altri: sostegno incondizionato ai propri compagni in campo e grandissima serietà nel farsi trovare pronti quando chiamati in causa. Un allenatore non può chiedere di più.

In quel momento il presidente dell'Atletico Pagani si avvicina al gruppo cavese fuori dagli spogliatoi (qualche ritardatario è ancora sotto la doccia), e con fare meravigliato indica i venti folli che ancora assiepano la tribuna di fronte: "da quando è finita la gara non hanno smesso di cantare, li avete resi felici".

Come non essere contenti di quello che si sta creando tra i ragazzi e noi che ne siamo i tifosi, i fratelli, gli amici, la famiglia: l'immagine di fine gara, con tutta la squadra a salutare la Doce, testimonia in pieno lo spirito "United" finalmente ritrovato.

Il capitano Altobello (capitan Bisogno infortunato), attraverso il suo profilo facebook lo dice chiaramente "Da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano...", parole che sicuramente avranno fatto eco anche nello spogliatoio  dei ragazzi dell'under 19; infatti la tenacia con cui hanno affrontato il quotatissimo Faiano, fa il paio alla prestazione dei ragazzi della prima squadra.

Ora, però, arriva a Cava una delle squadre che sulla carta è stata costruita per vincere il campionato, quel Baronissi di Avallone e compagni che vuole tentare subito il ritorno in prima categoria. Pertanto non dovrà mancare la giusta attenzione e non dovrà mancare il supporto di quei venti folli, che sulle note di "Vulesse addeventare nu brigante", in quel di San Marzano, invocavano il risveglio della passione United.

Sabato, 27 Ottobre 2018 13:06

Nati dalla gente

La cooperativa sportiva Cava United Football Club è un laboratorio in continuo movimento; il ritorno in campo delle squadre partecipanti ai campionati federali, ci consente attraverso la prima uscita stagionale della nostra fanzine, di fare un piccolo resoconto di quello che è successo negli ultimi mesi. Caotici, entusiasmanti, impegnativi mesi in cui il nostro community club ha visto nascere nuove iniziative, frutto di precise anche se non semplici scelte.

Una su tutte, la decisione di prendere in gestione una struttura sportiva, quella del Dream Soccer Cava de’ Tirreni, che da agosto è diventato il punto di riferimento sia del Cava United sia del Supporters Trust Sogno Cavese. Questi primi mesi di lavoro stanno mettendo a dura prova le energie dei soci/tifosi della cooperativa, poiché l’aumento delle attività da fare è stato esponenziale.

Vi è, però, la consapevolezza che nel tempo questo duro lavoro, se portato avanti in maniera costante e coerente con quella che è la linea adottata da anni da questo gruppo di persone, permetterà di raggiungere risultati importanti, i quali consentiranno al Club di crescere autosostenendosi. Un obiettivo ambizioso, l’ennesimo da quando, nel luglio del 2010, Sogno Cavese ha creduto che un altro calcio fosse possibile, anzi necessario.

Anche quest’anno saremo accompagnati nel nostro viaggio da tanti soci e da tanti partner, il cui appoggio è di fondamentale importanza non solo dal punto di vista economico, quanto piuttosto dalla fiducia riposta in quello che realizziamo attraverso la pratica sportiva ed extra-sportiva. Spesso, il correre veloci dietro alle innumerevoli attività espletate, non ci consente di ringraziarli nel giusto modo, sicuri che loro ci capiranno.

Lo faremo sicuramente attraverso la nostra fanzine, contenente la locandina delle gare casalinghe delle nostre due squadre, così come sarà simpatico seguire i nostri spot pubblicitari effettuati durante le dirette radio e facebook delle gare della prima squadra.

Nel frattempo è innegabile che al quinto anno di attività agonistica, il progetto sportivo Cava United cresce in maniera graduale, con qualche ostacolo senz’altro, ma con il raggiungimento di traguardi mirati e programmati. Gran parte del merito è delle persone, degli amici per meglio dire, che in questi anni, senza percepire un solo euro, hanno sposato l’idea dello United e ci hanno aiutato a crescere; gli staff guidati da Sabato Longino e Pasquale Senatore hanno avuto anche il merito di trasferire ai ragazzi che indossano i nostri colori, il pensiero “United” e lo hanno fatto e lo fanno costantemente, andando a riempire quei vuoti che purtroppo la società non sempre riesce a colmare. Il ringraziamento è doveroso, poiché la caratteristica più importante di queste persone è la schiettezza con la quale ci inducono a migliorarci.

I campionati sono iniziati e a questo punto facciamo parlare anche un po’ il terreno di gioco, e noi come sempre andiamo a sostenere quella che è la squadra nata dalla “gente”: un ideale in mente! 

Lunedì, 23 Aprile 2018 09:14

Siamo pronti!

6a edizione del torneo  “Il calcio è della gente!”
Mercoledì 25 aprile 2018

di maurizio paolillo

 

«È stata una splendida giornata di sport e divertimento!» «Un'esperienza indimenticabile!» «Credo che i bambini ne conserveranno un ricordo magnifico!».     

Ritorna il torneo di calcio riservato agli alunni delle scuole primarie di Cava de’ Tirreni, giunto alla 6a edizione. E noi partiamo dalle considerazioni raccolte estemporaneamente dai genitori dei bambini che hanno partecipato alla scorsa edizione della manifestazione.

Punto di partenza non facile, per un cumulo di ragioni.

Innanzitutto confermarsi, rinnovare il successo, anno dopo anno, non è mai cosa facile.

Inoltre va considerato come l’esito positivo delle scorse edizioni abbia stimolato, con nostra grande soddisfazione, la voglia di partecipare. Pertanto, quest’anno, i numeri, e di conseguenza l’impegno organizzativo, crescono, e non di poco.

Iniziamo con qualche conferma.

La manifestazione si svolge presso il Centro Sportivo “Athena’s Temple”, in località San Martino a Cava de' Tirreni; nome diverso ma stesso luogo dello scorso anno, confermato perché, considerati il luogo, gli spazi e, non ultima, la disponibilità degli amici che lo gestiscono, si è dimostrato ideale per accogliere un’iniziativa complessa e articolata come quella che ci apprestiamo a realizzare.

Confermati sono pure gli obiettivi: sviluppo della pratica motoria, educazione ambientale, sana alimentazione.

L’obiettivo prioritario, quello assolutamente irrinunciabile è sicuramente recuperare ai bambini la dimensione del gioco, del puro divertimento, del correre all’aria aperta “appresso a un pallone” col solo scopo di stare insieme in maniera gioiosa e spensierata. Perché gioia e spensieratezza sono sinonimo di benessere, esattamente nel senso in cui lo definisce l’Organizzazione Mondiale per la Sanità; ma, nel contempo, sono valori rari e preziosi in una società stressata della necessità del successo, della sopraffazione, dell’efficienza, del conseguire il risultato ad ogni costo.

Benessere vuol dire predisposizione d’animo e motivazione, presupposti essenziali per l’apprendimento. Perciò, magari, giocando e divertendosi, si potrebbe finire anche con l’imparare qualcosa. Hai visto mai…

Cambiano in crescita, come dicevamo, i numeri. Quest’anno prevediamo la partecipazione di circa 180 bambini organizzati in 18 squadre che saranno con noi dalle 8,00 del mattino fino al termine della giornata.

Un impegno gravoso che, per giungere a buon esito, necessita della collaborazione di tutti, a partire dai genitori che accompagneranno i bambini. Perciò esortiamo ad avere tanta pazienza, a non sottilizzare sui dettagli, a lasciare a casa un po’ delle ansie che affliggono, comprensibilmente, coloro che fanno il mestiere più difficile del mondo: il genitore.

Chi vince o chi perde non avrà nessuna importanza. L’unica cosa importante sarà giocare insieme. E l’Associazione Sogno Cavese ce la metterà tutta per aiutare i bambini a divertirsi.

Giovedì 22 marzo c.a. si è conclusa la stagione regolamentare del Torneo “Quando gli Scarpini erano Neri”, giunta alla sua 5^ Edizione.

La gara che ha chiuso la contesa per il primato è stata vinta dagli “Amici di Passiano”, che superando la “Domenica Sprint” con risultato largo, si è anche aggiudicato lo scudetto tricolore, affermandosi meritatamente vincitrice del campionato.

A onor del vero, la classifica finale indica in testa due squadre appaiate, Amici di Passiano insieme a “La Fenice”, ma negli scontri diretti gli Amici di Passiano hanno avuto la meglio con un pareggio nel girone di andata e una vittoria di misura nel girone di ritorno.

Ed è stata proprio questo scontro diretto a racchiudere l’espressione dell’intero campionato. Una partita davvero bella e avvincente, a cui ho avuto il piacere personale di assistere, gustando il sapore antico delle vecchie battaglie, quelle d’altri tempi.

Una gara così palpitante fino all’ultimo minuto, anzi direi proprio all’ultimo secondo, a cui era da tempo che non mi capitava di emozionarmi.

Nell’occasione Gli Amici di Passiano hanno giocato in salita per tutta la durata del match, sempre a rincorrere il risultato. Di contro La Fenice sembrava dominare gli avversari, controllando bene gli avversari in ogni zona del campo, dietro la regia di Claudio Siani, difensore tenace che dalle retrovie sa ben leggere la partita, dettando la tattica migliore per imbrigliare le trame degli “Amici”. Ma non sono bastate la grinta di Dario Ferrara, la tecnica di Davide e Daniele Senatore, la corsa di Mario Rispoli e la lucidità sotto porta dell’attaccante Maurizio Alfieri. Senza dimenticare il supporto tecnico e morale di Gabriele Adinolfi.

Gli Amici di Passiano hanno una marcia in più. La marcia in più si chiama Francesco Lamberti, che alla bravura tecnica abbina quella determinazione che trascina l’intera squadra, come si suol dire, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Per lui la parola soccombere non esiste.

Mancano due minuti alla fine della gara e La Fenice passa in vantaggio per l’ennesima volta, dopo il precedente pareggio degli Amici di Passiano.

Sembra fatta per i ragazzi di Alfonso Ferrara, vero riferimento de La Fenice.

Passa un minuto ed è subito pareggio.

A quel punto tutti eravamo convinti che fosse finita, con un pareggio giusto che rispecchiava perfettamente l’impegno profuso da entrambe le squadre.

L’ottimo arbitro Sig. Pagano sta per fischiare, ma Francesco Lamberti ci crede ancora e scocca dalla distanza il tiro che risolve al fotofinish la partita e il campionato.

Così Gli Amici di Passiano possono raccogliere il frutto di quanto seminato fin dalle prime partite di ottobre, quando sono subito emerse le caratteristiche di una squadra ben organizzata da Carmine Sorrentino, sia fuori dal campo che sul terreno di gioco, con la classe di Giovanni Ventre, di Antonio Marrafino e di Silvio Pisapia, oltre che di Francesco naturalmente, coadiuvata dagli instancabili portatori d’acqua, come Gerardo Rega alias Jerry e Antonio Abatemarco. In porta poi l’ottimo Carmine Adinolfi è stato un vero baluardo impenetrabile.

Vittoria meritata dei vincitori, ma onore al merito per i vinti. I ragazzi della Fenice hanno ben figurato e possono uscire dal campo a testa alta.

Possono uscire a testa alta anche e soprattutto per il messaggio sociale che questa squadra esprime in ogni partita, oltre il gioco del calcio, non rinunciando mai alle presenze indispensabili e imprescindibili di Vincenzo, Ciro, Nunzio, Adriana (unica donna del torneo), Gaetano e Carmine. Senza di loro la Fenice non esisterebbe, sono loro l’anima e i veri protagonisti della loro squadra.

Perdere così il campionato, all’ultimo secondo, brucia tantissimo e qualche mugugno non è mancato, ma è giusto un attimo e ci sta tutto.

La correttezza e l’agonismo hanno trovato l’equilibrio giusto, in questa gara come per tutto il campionato.

Ed è da questi valori che vorrei esprimere le mie considerazioni generali di questa bellissima edizione.

Senza dubbio il torneo Scarpini è una delle più impegnative tra le inziative messe in opera dall'Associazione Sogno Cavese, a cui dedichiamo tempo e tanta passione.
Profondiamo il massimo impegno cercando di offrire ai partecipanti un’organizzazione efficiente e servizi di buon livello, dai campi di gioco, alle infrastrutture, al settore arbitrale, alla commissione disciplinare, e per finire al supporto digitale, con siti dedicati dove vengono pubblicati in tempo reale risultati e classifiche, ma anche foto che immortalano le fasi più significative dei protagonisti.

Cerchiamo di non trascurare nulla, come nello stile che caratterizza l'Associazione, sempre attenta ai bisogni dei partecipanti e ad ascoltare i loro suggerimenti.
Tuttavia il Torneo Scarpini, almeno nella nostra intenzione, vuole andare oltre, con obiettivi ancor più sfidanti, al di là delle nostre stesse capacità.

In questi 5 anni non abbiamo mai smesso di credere nel coinvolgimento diretto dei protagonisti, costantemente chiamati in causa, per condividere con l'organizzazione gli aspetti logistici, orari, regolamento e persino la formula delicata degli arbitraggi. Oltre alle persone interne all’Associazione, anche quest’anno sono stati coinvolti gli atleti delle squadre, resisi disponibili a mettersi in gioco col fischietto, vivendo un'esperienza dall'altra parte della barricata.
Non è stato facile, ma i segnali positivi non sono mancati. La conferma di Sebastiano Boccitto rappresenta un risultato che ci dà coraggio e fiducia per la strada intrapresa.

La ciliegina sulla torta è stata posta, dulcis in fundo, proprio nella parte finale del campionato, da Matteo Buonfiglio, resosi disponibile agli arbitraggi infrasettimanali, aggiungendo competenza tecnica indiscutibile e soprattutto l’amicizia delle sue radici cappucciniane, comuni a molti di noi. A Matteo va la nostra stima per aver avuto il coraggio di avvicinarsi con curiosità alla nostra realtà, conosciuta solo attraverso le parole dell’amico Massimino Apicella. Sarei molto felice se questo sodalizio continuasse.

Senza alcuna forzatura, nè pretesa, anzi lasciando spazio alla spontaneità e alla fantasia, abbiamo creato un clima in cui i calciatori e i partecipanti a vario titolo avessero l'opportunità di poter esprimere la loro proattività, vivere e sentirsi parte integrante dell'organizzazione stessa del "loro" torneo, compiendo un piccolo passo per responsabilizzarsi alla correttezza, alla lealtà e al rispetto per i compagni e per gli avversari.
In questo clima di condivisione, il nostro campionato degli "Scarpini" sta assumendo sempre più le connotazioni di un campionato "tranquillo", dove giovani e over 40 possono divertirsi insieme, coniugando il desiderio legittimo di giocare una partitella di calcio, tra amici, senza rinunciare a quella sana carica agonistica che ci consente di stringerci la mano a fine gara o agli sfottò sotto le docce, anche se fino a qualche minuto prima non sono stati lesinati calcetti e parole, senza oltrepassare i limiti consentiti.

Tutto questo bel patrimonio vogliamo portarlo avanti, se possibile implementarlo e migliorarlo.

Dipende molto dalla volontà dei partecipanti medesimi. Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma il resto spetta a loro. Il loro potenziale contributo organizzativo è auspicabile, ma non è indispensabile, nè lo pretendiamo.

Ciò che pretendiamo è il loro impegno a partecipare, quello sì non può e non deve mancare. Quest’anno abbiamo avuto troppe partite rinviate o saltate all'ultimo momento, a causa di una pessima organizzazione interna alle squadre e a una condizione eccessivamente permissiva concessa ai referenti.

Tutto ciò ha causato disagi notevoli a chi tutti i giorni della settimana sta lì sul pezzo a mettere insieme i vari tasselli del puzzle, ovvero squadre, referenti, arbitri e gestore del campo. Non è facile e non si può mandare in fumo tutto questo immane lavoro a pochi minuti dalla partita.

Per l’anno prossimo correremo ai ripari e apporteremo i dovuti correttivi.

Il nostro impegno profuso, e il nostro non è affatto a scopo di lucro, non può prescindere dalla serietà delle persone.

Ora godiamoci questa pausa Pasquale, ma subito dopo vogliamo continuare a divertirci tutti insieme con la fase post-campionato della Coppa Cappuccini, altro storico trofeo molto ambito dagli atleti.

Si giocherà finalmente in un periodo dove la mitezza del clima favorirà l’afflusso serale di molti spettatori, che speriamo possano divertirsi assistendo alle imprese dei loro amici e parenti sul rettangolo di gioco.

Appuntamento dunque a dopo Pasqua.

Ed è proprio con gli auguri di Buona Pasqua che l’Associazione Sogno Cavese desidera salutare e abbracciare tutti coloro che hanno reso possibile questa 5^ Edizione degli Scarpini, dai giocatori, referenti, arbitri, organizzatori, al cronista unico e onnipresente Benito Vaccaro (oramai specialista dal dischetto……..senza portiere tra i pali !!!), ai gestori del campo, e a tutti i soci di Sogno Cavese, che anche solo col cuore hanno sostenuto e supportato l’idea di questo campionato.

 

Paolo Polacco

Mercoledì, 21 Marzo 2018 20:55

Tu puoi

                                                

   “Lo sport va a cercare la paura per dominarla,

    la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla”

                                                                                               Pierre de Coubertin

 “Timshel”(tu puoi) è una delle più importanti e significative parole della lingua ebraica. Essa implica una scelta, e va a significare che la via è aperta. Rimette tutto all’uomo. E’ importante perché se “tu puoi”, e anche vero che tu “non puoi”. Per il grande filosofo danese Soren Kierkegaard, scegliere in realtà era la prova dello stato di dramma permanente in cui si trova l’uomo. Di fronte ad una “possibilità che sì” e ad una “possibilità che no”, egli(l’uomo) si accorge di non possedere alcun criterio di scelta. In parole povere sovente brancola nel buio. Spesso, però, si dimentica che, in ogni caso, sono proprio le persone brancolanti nel buio che fanno accadere le cose. Se uno dei più geniali matematici mai esistiti, Blaise Pascal, era arrivato a sostenere che la scelta della cosa più importante della vita, il lavoro, è affidata al caso; allora si deve per forza giungere ad una conclusione: nello sport italiano, e quindi anche nel calcio, si sta sbagliando davvero tutto. Qualche giorno fa Vittorio Feltri, direttore editoriale e fondatore del quotidiano “Libero”, ha vergato un interessante articolo sull’esperienza(in parte anche sua) e la storia degli oratori italiani. Feltri racconta di  un’Italia,   dal dopoguerra in poi e prima che diventasse eccessivamente “americana”,  che riconosceva negl’oratori un necessario punto di aggregazione giovanile di estrazione cristiana e non(Feltri, per esempio, non è mai stato credente). Negli oratori  si praticavano sport(erroneamente si è portati a ritenere che l’unico sport praticato fosse il calcio), si avevano i primi approcci con il teatro, con il cinema, con la formazione professionale. Tutto, negli oratori, era svolto nel nome della gratuità, laddove per gratuità non si deve intendere solo in quello di mancanza di scambio di denaro, ma anche in quella gratuità quasi folle che determina ogni azione dell’infanzia e dell’adolescenza. Una gratuità in cui gli adolescenti vivono le cose con anarchia, sregolatezza e naturalità,  e che la modernità contemporanea tenta di imbrigliare e ridimensionare all’interno e in funzione di una cultura della norma. Negli oratori raccontati dal giornalista bergamasco, gli infanti e gli adolescenti potevano tranquillamente, e senza che su di loro si gravasse una qualche responsabilità, un giorno giocare portiere in una partita al campetto, e il giorno dopo dedicarsi a qualche tiro a canestro o ad una corsa di resistenza. Questo mentre si provava a mettere in piedi una piece teatrale, immaginandosi per qualche ora attori o drammaturghi. E tutto questo avveniva in un contesto di libertà, che permetteva ad ognuno di scoprire il meglio di sé. Chi giocava a calcio, e non frequentava gli oratori, aveva a disposizione cortili e campetti di fortuna per divertirsi, e provare, e osare. Ed è in questi momenti di pura gioia, che a qualcuno capitava di scoprirsi un talento così pronunciato e particolare da prefigurarsi un’ipotesi di “provino” presso il settore giovanile di qualche squadra importante. Oppure erano tifosi improvvisatisi osservatori, a segnalare il genio apparso improvvisamente in un cortile o in un oratorio. Erano tempi in cui tutti potevano partecipare alla vita della propria squadra del cuore, e in cui la squadra del cuore lo consentiva come la cosa più naturale del mondo. Fu Bob Bishop, di professione lattaio ma anche osservatore del Manchester United, a scoprire in un dettaglio della struttura urbana di Belfast il talento fuori dal tempo di George Best. “quando ero ragazzo avrei giocato sette giorni su sette”, ebbe modo di raccontare il fuoriclasse nordirlandese, in molti di quei momenti in cui un giovane uomo ama ricordare il suo recente passato. Il calcio, e molti altri sport, si sono alimentati per moltissimo tempo dell’anarchia, della libertà e della gratuità che faceva decidere al caso la scoperta di un campione.” Se non si è toccato un pallone a piedi nudi almeno una volta, non saprai mai veramente cosa sia”, recitava la battuta di un film. Ma la società del benessere e del passatempo organizzato ha da tempo dimenticato la conoscenza del camminare a piedi nudi, e sarebbe(giustamente) passibile di allarmismo o denuncia un genitore che facesse circolare per strada un figlio a piedi nudi. Non si può vivere guardandosi indietro, le cose cambiano e portano le persone verso nuovi scenari e nuove abitudini. Oggi gli infanti e gli adolescenti praticano sport in strutture organizzate e a pagamento, e non possono saltare da un sogno all’altro, come negli oratori descritti nell’ articolo di Vittorio Feltri. Non ci sono tifosi che, casualmente, li vedono provare virtuosismi in qualche luogo improbabile, ma genitori che li controllano severamente da tribune improvvisate in palestre e campi in erba sintetica. Genitori  “controllori” con l’orologio in mano, ansiosi che finiscano quelle due ore bisettimanali(o settimanali) pagate in una retta mensile stabilita. Forse l’Italia non ha, da tempo immemorabile, atleti di livello nel fondo e mezzo fondo, perché non c’è nessuna palestra o società amatoriale che chieda a dei genitori una retta mensile, per vedere correre i propri figli verso un orizzonte infinito. O forse dei genitori troverebbero assurdo pagare per vedere degli adolescenti, semplicemente, correre. I bambini non giocano più a calcio fino al calar della sera, ma sono irreggimentati in scuole calcio. Se qualcuno bravo viene fuori, e prima o poi in un Paese come l’Italia viene fuori, non viene notato da un tifoso appassionato osservatore, ma da un procuratore. Ed ecco  il divertimento  trasformarsi immediatamente in commercio. E se, come si è detto, non si può vivere guardandosi indietro, qualche rimedio alla mancanza di campioni bisogna pur trovarlo. E se lo spirito dell’oratorio e del cortile questi campioni li ha dati, allora forse occorrerebbe guardare a modelli similari. Pensare a delle polisportive, a dei luoghi dove tutte le società sportive di un determinato territorio si possano ritrovare per celebrare lo spirito dello sport, mettendo insieme ogni  risorsa economica e strutturale, potrebbe essere una risposta con uno sguardo rivolto al futuro. Non sarebbe male se insieme ad un Toro calcio, esistesse un Toro pallacanestro, un Toro Pallavolo, un Toro Pallamano, ecc. Non sarebbe stato male se il rinato Stadio Filadelfia ci fosse stato un canestro dove dei bambini convenuti ad assistere all’allenamento dei granata, in un momento di fantasia, avessero avuto voglia di provare un terzo tempo o un tiro a canestro. Non sarebbe stato male  trovare una piccolo quadrato di cemento dove provare a fare qualche scatto con i pattini. Magari si sarebbe già scoperto qualche prodigio in erba del pattinaggio a rotelle. Bello sarebbe se lo sport tornasse ad essere quel luogo dove il bambino riscoprisse quel “tu puoi”, che è il valore principale di ogni competizione sportiva, e di ogni attimo della nostre vite. Questo vorrebbe dire tornare ad essere una comunità(i tifosi di una squadra non sono forse una comunità?). L’Italia, nel tempo, e stata scritta e riscritta come su una lavagna, ma il calcio avrebbe dovuto rimanere la sua costante nel tempo. Il calcio italiano ha regalato miracoli, improvvisi tracolli, favole degne di essere raccontate,  ammirate in ogni parte del mondo. Ma ora questa costante pare essersi smarrita, i luoghi del “tu puoi” sembrano essersi persi in una delle tanti vertigini che la vita impone. Ma certe cose non si distruggono, sono solo riposte in qualche cassetto in attesa di essere tirate fuori. In una recente intervista Nicolas N’Koulou ha ricordato  che “i bambini devono fare quello che vogliono… io ad esempio vengo da una famiglia di musicisti, ma mia madre ha sudato perché io intraprendessi la carriera di calciatore”. Sport, arte, sogni, lavoro, sentimenti… forse si dovrebbero creare le premesse per lasciare che il caso faccia il suo lavoro. In questi giorni è scomparso Stephen Hawking, uno dei più prestigiosi scienziati del nostro tempo, ed è quanto mai necessario ricordare a chi si occupa di organizzare lo sport per i nostri figli un suo celebre pensiero: “ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi… per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare, e in cui si può riuscire”.

 

Anthony Weatherill

(ha collaborato Carmelo Pennisi)

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