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11 Mag 2014, 22:15
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Italia 1934 - La coppa del Duce

la locandina di Italia 1934il trionfo dell?Italia nel 1934

L’Italia ottiene la designazione ad organizzare il Mondiale del 1934, il primo in Europa, a Stoccolma, l’8 ottobre del 1932 durante il ventunesimo congresso della FIFA. Alla base della scelta il vigoroso appoggio del fascismo e la felice situazione degli impianti sportivi, secondi solo a quelli inglesi. Il comitato organizzatore è affidato all’avvocato Giovanni Mauro e all’ingegnere Ottorino Barassi.

La Coppa del Mondo giocata nel nostro paese è un successo di pubblico e di critica senza precedenti. L’impronta del regime è evidente. L’Italia sta attraversando un buon momento nello sport. Nel ciclismo brillano Binda e Guerra, nell’automobilismo si afferma la stella di Tazio Nuvolari e la Nazionale di Vittorio Pozzo, dopo la vittoria nella Coppa Internazionale e l’inserimento degli oriundi sudamericani Monti, Orsi e Guaita è sempre più competitiva. La Federcalcio è solida e il suo presidente, il generale della milizia Giorgio Vaccaro, garantisce gli aiuti del governo. Gli otto stadi sono il vero fiore all’occhiello: si gioca a “San Siro” a Milano, a “Marassi” a Genova, a Torino, Roma, Firenze, Bologna, Napoli e Trieste.

Si iscrivono 32 paesi, poi Cile, Turchia e Perù rinunciano e diventano 29. Non c’è l’Uruguay campione in carica, non c’è l’Inghilterra fermata in amichevole il 13 maggio 1933 a Roma proprio dai ragazzi di Pozzo. Argentina e Brasile inviano formazioni di secondo livello ed escono al primo turno. La formula prevede sedici partecipanti alla fase finale e sono necessarie delle eliminatorie.

Il 25 marzo a Milano l’Italia supera per 4-0 la Grecia ed accede agli ottavi di finale. Gli avversari più temuti sono i maestri danubiani dell’Austria e della Cecoslovacchia. Mussolini chiede agli azzurri un solo risultato, la vittoria e l’attesa cresce di giorno in giorno. 70 sono i giocatori selezionati dal commissario tecnico in un primo elenco, 58 nel secondo, 38 nel terzo e infine 30 nel quarto, quello dei prescelti per il ritiro di Stresa sul Lago Maggiore. Poi la comitiva agli ordini dell’alpino Pozzo si sposta in Toscana a Roveta.

In radio all’EIAR si registra il debutto delle radiocronache di Nicolò Carosio che racconterà le avventure dell’Italia sino ai mondiali di Messico ’70. Sui giornali ovunque fotografie dei nostri calciatori, su tutti quelle del “balilla”, Peppino Meazza.

Vittorio Pozzo già da qualche anno sta costruendo un gruppo che tanti successi porterà al calcio italiano. Torinese, classe 1886, già calciatore, giornalista della “Stampa”, prepara la manifestazione con dedizione assoluta. Niente lussi, ma disciplina ferrea per i suoi. E’ qualcosa di più di un allenatore, è un padre, un amico, un confessore. Si affida al Metodo e in modo particolare alla classe dei due interni Meazza e Ferrari. Prima dei mondiali Pozzo deve fare di necessità virtù. Perde il portiere titolare Ceresoli per infortunio e rilancia lo juventino Combi ormai a fine carriera e che si ritirerà al termine della kermesse. L’ex capitano Caligaris, 59 presenze, viene relegato al ruolo di portabandiera e non giocherà mai la sua 60esima partita in Nazionale; il Ct gli preferisce Allemandi. Ferraris IV, gran giocatore, ma bevitore e fumatore incallito viene invece recuperato in extremis e restituito ai ranghi di sportivo di prim’ordine. Giocherà le ultime tre partite al posto dell’acciaccato Pizziolo in mediana al fianco di Monti e Bertolini.

Gli azzurri aprono la rassegna a Roma e battono gli Stati Uniti per 7-1. Nei quarti a Firenze c’è la Spagna del celebre portiere Zamora. 1-1 alla fine dei supplementari, ripetizione il giorno dopo. Non era ancora stata inventata la lotteria dei rigori. Gli spagnoli protestano per una trattenuta di Schiavio su Zamora in occasione dell’1-1. Nella seconda sfida Zamora non scende in campo. Pozzo ne cambia quattro. L’Italia vince per 1-0 con rete di Meazza, ma viene annullato per fuorigioco un gol forse regolare a Regueiro.

In semifinale a Milano c’è l’Austria, il Wunderteam di Hugo Meisl e di “cartavelinaSindelar che ai quarti ha eliminato l’Ungheria. Altra battaglia e altre proteste per il gol vincente degli azzurri. L’1-0 che manda l’Italia in finale è di Guaita, ma l’azione è concitata e sul portiere Platzer sembra netta la carica di Meazza, prima del tocco decisivo proprio di Guaita.

L’ultimo atto tra Italia e Cecoslovacchia, che in semifinale ha superato per 3-1 la Germania, si gioca a Roma nello stadio del Partito Nazionale Fascista il 10 giugno. 50.000 spettatori paganti, tra questi c’è anche Mussolini che, per dare il buon esempio, acquista il biglietto in un normale botteghino e poi si accomoda in tribuna d’onore al fianco di Jules Rimet. La voce squillante di Carosio tiene incollati gli italiani alla radio. In campo la partita è bellissima.

Monti, unico giocatore nella storia ad aver disputato due finali con maglie diverse, nel 1930 con l’Argentina e nel 1934 con l’Italia, entra subito duro su Svoboda e lo azzoppa. Il portiere Planicka sembra invincibile e Meazza e Schiavio non riescono a batterlo nel primo tempo. La Cecoslovacchia controlla e nella ripresa, al 71’, Puc sigla il momentaneo 1-0. Quando Svoboda colpisce un clamoroso palo gli azzurri si scuotono. Pozzo ordina a Schiavio e Guaita di invertire le posizioni in campo. Orsi pareggia dieci minuti dopo e si va ai supplementari.

Le squadre sono esauste, ma al 95’Schiavio batte Planicka e regala la Coppa Rimet ai propri compagni. Mussolini esulta. L’Italia ha vinto il Campionato del Mondo. Gli azzurri entrano nella storia. Qualcuno, soprattutto la stampa francese, getta qualche ombra sul trionfo italiano. Si parla di favoritismi arbitrali per compiacere il regime. L’emozionante finale contro la Cecoslovacchia tuttavia non lascia dubbi. La leggenda della squadra di Vittorio Pozzo è appena cominciata.

                                                                                                                                                            Fabrizio Prisco

 

La finale: Roma, 10 giugno 1934

ITALIA-CECOSLOVACCHIA 2-1 dts

ITALIA: Combi (cap.), Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavio, Ferrari, Orsi.  Allenatore: Pozzo

CECOSLOVACCHIA: Planicka (cap.), Zenisek, Ctyroki, Kostalek, Cambal, Krcil, Junek, Svoboda, Sobotka, Nejedly, Puc. Allenatore: Petru

ARBITRO: Eklind (Svezia)

RETI: 71’ Puc (C), 81’ Orsi (I), 95’ Schiavio (I)

SPETTATORI: 55.000 circa

Capocannoniere: Nejedly (Cecoslovacchia), 5 reti.

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